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Paragrafo  5 . Dal 1979 al 1983: il "pentapartito" tra crisi economica
e tensione sociale.

La  consultazione elettorale, che si svolse il 3 e 4 giugno del  1979,
segn l'inizio di nuovi rapporti politici. Il PCI, che perse il 4% dei
voti,  escluse  ogni  possibilit di  appoggio  ad  un  governo  senza
ministri  comunisti.  All'interno  della  DC  prevalsero  le  correnti
contrarie  a  qualsiasi  ipotesi  di  collaborazione  con  il  partito
comunista e favorevoli invece ad un accordo, reso per altro necessario
per  raggiungere  una  maggioranza numericamente consistente,  con  il
partito socialista. Quest'ultimo pertanto, divenuto essenziale per  la
formazione del governo, acquis un notevole peso politico.
Nel  corso dell'ottava legislatura (1979-1983) si costitu dunque  una
nuova  coalizione governativa, il cosiddetto "pentapartito" (DC,  PSI,
PSDI, PRI, PLI), che guider il paese sino agli anni Novanta e che  si
distinguer  dal  centrosinistra, oltre che per la partecipazione  del
PLI, per la presenza di presidenti

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del  consiglio  anche  non  democristiani  (il  repubblicano  Giovanni
Spadolini  dal  giugno 1981 al novembre 1982 e il  socialista  Bettino
Craxi  dall'agosto 1983 al marzo 1987) e per il ruolo dominante svolto
dall'asse  DC-PSI.  Nonostante la sua ampiezza,  la  nuova  coalizione
risulter  poco  compatta, a causa dei contrasti interni  a  proposito
soprattutto  della politica economica e in seguito alla  competitivit
tra  i  due  maggiori partiti, la democrazia cristiana  e  il  partito
socialista.
La   definizione   dei  nuovi  equilibri  politici   fu   accompagnata
dall'aggravamento della situazione economica, che contribu a  rendere
difficile la collaborazione tra i partiti della maggioranza, tanto che
in  meno di quattro anni (dall'agosto del 1979 all'aprile del 1983) si
avvicendarono sei governi.  La crisi economica si mantenne  grave  per
tutto  il periodo, tanto che nel 1983 l'inflazione superava ancora  il
16%,  il deficit pubblico ammontava a quasi 90.000 miliardi di lire  e
la  disoccupazione sfiorava il 10%. I rapporti tra lavoratori e datori
di  lavoro  erano  assai tesi. Nell'estate del 1979  i  metalmeccanici
tennero manifestazioni con cortei e blocchi stradali in tutto il paese
a  sostegno  delle  rivendicazioni per il rinnovo  del  contratto.  La
tensione  raggiunse il culmine a Torino, dove dirigenti e  capisquadra
della  Fiat  vennero fatti oggetto di violenza e di  minacce  fuori  e
dentro  gli  stabilimenti.   A  distanza  di  un  anno  tra  la   casa
automobilistica  torinese  e i sindacati si  verific  un  nuovo  duro
scontro: quando la Fiat annunci di voler ridurre il personale per far
fronte  alla  crisi  del mercato, i sindacati risposero  con  massicce
manifestazioni  di  protesta  e infine, dopo  la  minaccia  di  14.000
licenziamenti,  con  lo sciopero a oltranza. La  vertenza,  cominciata
agli  inizi di settembre, si concluse il 14 ottobre con un  marcia  di
dirigenti e impiegati, che insieme ad un consistente numero di operai,
sfilarono  in 40.000 per le strade di Torino, chiedendo la  riapertura
delle  fabbriche e rivendicando il diritto di tornare al lavoro.  Tale
episodio  spinse i sindacati ad accettare le condizioni  dell'azienda,
ossia  la  cassa integrazione per 36 mesi e la mobilit dei lavoratori
in eccedenza. Ci segn l'inizio di una crisi del movimento sindacale,
che, indebolito dai contrasti interni e dall'allentamento del rapporto
con  i  lavoratori,  risulter prevalentemente impegnato  a  difendere
quanto ottenuto negli anni Settanta.
Altra  questione  legata alla crisi economica  e  oggetto  di  scontro
sociale fu quella della "scala mobile". Gli imprenditori ne chiedevano
l'eliminazione,  per diminuire il costo del lavoro;  i  lavoratori  la
consideravano essenziale per difendere il potere d'acquisto delle loro
retribuzioni  e  organizzarono  numerose  manifestazioni  di  protesta
spontanee,  in polemica con gli stessi sindacati; l'azione di  questi,
infatti, era indebolita dagli attriti tra le confederazioni e  tra  la
componente  socialista e quella comunista della  CGIL.  Alla  fine  di
gennaio  del  1983,  dopo  un  anno e mezzo  di  duri  contrasti,  gli
imprenditori  e i sindacati con la mediazione del governo  raggiunsero
un accordo che prevedeva la riduzione della "scala mobile" del 15%.
